Obesità e infiammazioni.

E’ noto che l’alimentazione è strettamente correlata alle difese immunitarie.

Da un lato fame e malnutrizione proteica danneggiano le funzioni immunitarie e aumentano le probabilità dell’insorgenza di infezioni.

Dall’altro l’ipernutrizione e l’obesità (in particolare quella addominale) determinano un’attività immunitaria anomala con la comparsa di malattie infiammatorie croniche come il diabete, l’aterosclerosi, le malattie autoimmuni.

obesità e infiammazioniQuindi, oltre alla responsabilità della dieta nell’indurre obesità con tutti i problemi psicologici, estetici e pratici che ne conseguono, numerosi studi hanno evidenziato un ruolo diretto dell’alimentazione sui livelli di infiammazione.

Guarda caso, ancora una volta, questi livelli aumentano con il forte consumo di carne, carni conservate (salumi), uova, formaggi grassi, patatine fritte, dolciumi, bevande zuccherate, farine raffinate, con l’eccesso di sale.

Per contro diminuiscono, in sintonia con la dieta mediterranea, grazie al consumo di olio di oliva extra vergine di qualità (in quantità moderate), noci, frutta, verdura verde e gialla, zuppe, cereali integrali, legumi, fibre vegetali, riso integrale, anche pesce (soprattutto il pesce azzurro), tè e anche vino.

In particolare, l’olio d’oliva è risultato protettivo solo se non privato dei suoi polifenoli, il che si ottiene acquistando olio extra vergine di qualità.

Poi, ci sono specifiche sostanze vegetali con attività antinfiammatoria che conviene assumere in quantità moderata perché eccedendo potrebbero avere effetti paradosso.

Queste sono: curcuma, zenzero, mirtilli, more (in grado minore altri frutti di bosco e prugne), borragine, cipolle, uvetta sultanina, crocifere, tè verde.

La ragione per cui i cibi di provenienza animale come formaggi, carni (eccetto il pesce) e insaccati sono pro- infiammazione consiste nel fatto che sono ricchi di acido arachidonico, da cui l’organismo sintetizza quegli elementi difficili da pronunciare che rispondono al nome di prostaglandine infiammatorie.

In più, le carni conservate hanno anche i nitriti che danno una mano!

Come anticipato, a dare un’ulteriore spinta, ci si mette il sovrappeso (le persone che ne sono caratterizzate sono più soggette a malattie infiammatorie e autoimmunitarie).

La buona notizia è che gli studi mostrano che le persone sovrappeso che dimagriscono evidenziano chiaramente una riduzione degli indici di infiammazione.

D’altro canto ci sono sempre più prove che l’infiammazione, a sua volta, contribuisca all’insorgenza della resistenza insulinica e quindi del sovrappeso, nonché all’aumento della biodisponibilità di ormoni sessuali e fattori di crescita e quindi alla comparsa di tumori.

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Fonte: “Il cibo dell’uomo” scritto dal dott. Franco Berrino.

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