Sai qual è la differenza tra la data di scadenza di un prodotto alimentare (vale a dire la data limite di consumo) e il termine minimo di conservazione (TMC)?

E sai quali prassi occulte vengono abitualmente utilizzate dai produttori, in complicità con la grande distribuzione, nell’apporre queste date obbligatorie per legge?

Data di scadenza alimentiEbbene, la data limite di consumo solitamente indicata dopo la dicitura “da consumarsi entro…..”, indica il limite temporale oltre il quale può essere pericoloso consumare il prodotto.

Quindi, questa data è molto importante per tutti gli alimenti che vanno conservati al fresco come latticini e carni crude.

Infatti questi prodotti sono molto delicati perché contengono naturalmente microrganismi come batteri, lieviti e funghi, costituendo un ambiente molto favorevole al loro proliferarsi.

E devi sapere che la loro conservazione al freddo permette soltanto di rallentare questa inesorabile proliferazione, per cui il relativo consumo oltre la data di scadenza comporta un concreto rischio di intossicazione.

È il produttore che fissa questa data a regola d’arte e, a condizione che la catena del freddo sia stata scrupolosamente rispettata (e non lo è sempre!), teoricamente il consumatore non ha nulla da temere.

Invece, il termine minimo di conservazione è tutta un’altra cosa.

Lo trovi nella dicitura “da consumarsi preferibilmente entro….” e indica il termine temporale oltre il quale il prodotto perde le sue “qualità specifiche”, senza per questo diventare pericoloso per il consumatore.

Ma cosa significa perdere le “qualità specifiche”?

Significa delle sciocchezzuole!!

Ovvero, comportare che il prodotto abbia meno sapore o meno vitamine, perdita di colore, modifica della consistenza, cambiamento di odore….

Cosine così…!!

I prodotti coinvolti sono quelli che si possono conservare a lungo, per mesi o anni, senza rischio di avvelenamento perchè i microrganismi sono stati tutti eliminati.

E’ il caso dei biscotti secchi, delle paste secche, dei legumi, della caffetteria.

Insomma, di tutto ciò che non contiene abbastanza umidità, dei prodotti con conservanti come l’alcol e di quelli acidi come l’aceto e i sottaceti, ma anche dei cibi che hanno subito un trattamento di stabilizzazione, tramite il freddo, come i surgelati.

Sappi che è all’industriale che spetta l’importante compito di stabilire il termine minimo di conservazione.

Per fare ciò deve fare un test di invecchiamento, per stabilire in quanto tempo il prodotto perde le sue “qualità specifiche”.

Ecco che allora subentra la grande distribuzione a fare pressione affinchè l’industriale allunghi al massimo i suoi termini minimi di conservazione, allo scopo di avere più tempo a disposizione per rifilarti il prodotto, senza rischiare che scada mentre è ancora sugli scaffali.

E sì, succede troppo spesso che l’allungamento di certi TMC venga spinto oltre il ragionevole, anzi, questo è quello che avviene per la maggior parte dei prodotti.

Sei scandalizzato? No?

Allora senti questa: può succedere che un prodotto superi il TMC, anche se generosamente lungo ( tipo di due anni, quando avrebbe dovuto essere di sei mesi!), o che gli si avvicini troppo perché si riesca a venderlo.

A quel punto la soluzione sarebbe re-imballare il prodotto e ri-etichettarlo con nuove date, il che, oltre che essere vietato, è particolarmente complesso.

Ma le vie del signore sono infinite e per quanto riguarda, per esempio, prodotti confezionati in vasetti di plastica o vetro, il trucco ampiamente usato è……stampare il termine minimo di conservazione sul tappo!

Il che è di sicuro anch’esso vietato, ma vuoi mettere quanto più economico?

Cambi il tappo, incolli la nuova etichetta con la nuova data e vai!!!

Ogni anno decine di fabbriche ed esercizi commerciali vengono beccate per aver venduto prodotti scaduti.

E parliamo di superamento sia del termine minimo di conservazione, sia della data di scadenza.

Il consiglio è scegliere prodotti dalle scadenze il più possibile lontane, che non abbiano superato i due terzi della loro durata di vita.

 

Fonte: “Siete pazzi a mangiarlo” di Christophe Brusset.

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