Cibo e cancro.

Scrivere di alimentazione vuol dire affrontare anche argomenti poco piacevoli come quello che traspare dal titolo di questo articolo.

Secondo un filone di pensiero, ormai sempre più supportato scientificamente, nell’opinione pubblica il cibo non solo sta assumendo importanza vitale nella prevenzione di malattie e, quindi, nel cercare di assicurarci una vita sana e duratura, ma anche nella cura delle stesse.

Ciò non di meno gran parte del sistema tradizionale medico e alimentare grida spesso allo scandalo di fronte a questa nuova forma di pensiero (e di ricerca scientifica) in continuo aumento.

cibo e cancroEcco allora che il progetto EPIC (European Prospective Investigation Into Cancer end nutrition) è proprio uno di quegli studi a supporto di questa nuova tendenza.

Perché questo studio merita di essere considerato?

A EPIC partecipano 23 centri di ricerca in 10 paesi europei: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Spagna, Svezia.

Vi lavorano più di 100 ricercatori.

Iniziato negli anni 90 ha reclutato 500.000 persone fra 35 e 75 anni che hanno volontariamente donato un campione di sangue, risposto a questionari sullo stile di vita e sul consumo alimentare, si sono sottoposte a misurazione antropometriche e, dopo 25 anni, lo studio è tutt’ora in corso.

Oltre 50.000 di queste persone si sono ammalate di cancro e vengono confrontate con chi non si ammala per valutare la differenza tra gli stili di vita, se mangiava diversamente, se aveva concentrazioni diverse ne sangue di sostanze nutritive, di ormoni, di fattori dell’infiammazione, se aveva geni diversi.

Tra le altre cose, in questo studio si è studiata la correlazione tra il tumore alla mammella, il dna e i fattori ambientali.

Risultato: i fattori ambientali (lo stile di vita, il consumo alimentare) sono più importanti dei fattori genetici.

Ora, tu che stai leggendo non so come la pensi, quali informazioni tu abbia al riguardo, ma sono sicuro che qualcuno potrebbe avere da ridire, vista la massiccia informazione di sistema secondo la quale impera, come causa, il fattore di rischio dell’ereditarietà di certe malattie.

Il tutto supportato da studi che, se ti dai da fare nella ricerca delle informazioni, a volte scopri risultare commissionati ed economicamente sostenuti da chi ha interesse che il credo comune sia quello che, fatalmente, certe malattie siano ereditarie o dovute ad altre cause che non siano neanche lontanamente attribuibili a qualcosa che l’uomo comune può controllare, come l’alimentazione.

Non parliamo poi della possibilità (da miscredente!!) che si possa anche solo pensare di curare cambiando le cattive abitudini alimentari!

Concludendo, al riguardo leggi questo:

La conoscenza scientifica è spesso pubblicizzata come se l’oggettività della scienza ne garantisse l’infallibilità (è scientificamente provato che…) e i sedicenti esperti, i sacerdoti della scienza, approfittano di questo mito per zittire i non competenti.

La validità della scienza riposa invece sulla sua capacità di criticare i propri risultati, di esaminare la dipendenza dagli interessi accademici dei ricercatori (essere i primi a pubblicare, essere citati da altri), dagli interessi economici dei finanziatori della ricerca (ricercatori vincolati a non pubblicare risultati che vanno contro gli interessi dei finanziatori), dalla capacità degli scienziati e delle riviste scientifiche, che ne accettano o rifiutano i contributi, di liberarsi dalla prigione intellettuale del paradigma scientifico dominante o dell’ideologia dominante, dalla coscienza dei ricercatori, dalla loro capacità di riflettere sul senso di quello che stanno pubblicando, sui suoi aspetti etici.

Ai non specialisti non rimane che il principio di precauzione (per non saper leggere ne scrivere, meglio evitare il cibo spazzatura), il naso (non mi fido di chi è troppo sicuro di conoscere la verità, non mi fido dei divulgatori che hanno legami con l’industri alimentare) e il buon senso (qualunque cosa dica la scienza, meglio un cibo naturale che un cibo innaturale).”

 

P.s: estratto e riassunto dal libro “Il cibo dell’uomo” del dott. Franco Berrino.

cibo e cancro

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