Se ti dovesse capitare di entrare nel mio blog, nella parte in cui mi presento al lettore, grossomodo scrivo che sono un semplice consumatore come te e che mio compito è recuperare, sintetizzare e rendere usufruibili in modo semplice e diretto tutte le informazioni sull’alimentazione che, altrimenti, dovresti recuperare da solo con dispendio di tempo, voglia e lavoro.

Ebbene oggi, nell’intento di onorare tale impegno, voglio parlarti di Christophe Brusset, il quale ha scritto il libro “Siete pazzi a mangiarlo”.

alimenti idustriali come vengono prodottiQuesto professionista, forte della sua quasi ventennale esperienza acquisita lavorando per grandi aziende del settore agroalimentare, svolgendovi mansioni di ingegnere, trader, direttore degli acquisti e facendo più volte il giro del mondo per visitare centinaia di stabilimenti, dopo esserne venuto fuori, scrive nero su bianco come stanno le cose nel mondo della produzione industriale e della grande distribuzione di prodotti alimentari.

Avrò modo, col tempo, di scrivere vari articoli per raccontarti le varie, incredibili, preoccupanti (a dir poco) verità che l’autore rende pubbliche, nel tentativo di renderti meglio consapevole nel momento in cui ti trovi tra gli scaffali di un supermercato.

Nel frattempo, proprio ora, sto leggendo e l’autore scrive:

Vi piacciono le lumache di Borgogna? E i porcini di Bordeaux? E la senape di Digione? E le erbe di Provenza?

Tutti questi prodotti li ho comprati e venduti per anni, li conosco bene.

Quello che probabilmente il cliente non sa è che tutti questi buoni prodotti, che l’industria agroalimentare vende con la complicità dei supermercati dove fai la spesa nei week end, non vengono dalla Borgogna o dalla Provenza, anzi per la maggior parte non sono nemmeno francesi.”

E ancora leggo:

Ho comprato intere navi cariche di semi di senape indiana, canadese o australiana per produrre migliaia di tonnellate di ‘senape di Digione’ in Germania o in Olanda, cioè ben lungi dalla capitale dei duchi di Borgogna.

E le ‘erbe di Provenza’ per le tue grigliate? Ma neanche per sogno! Il Timo viene dal Marocco o dall’Albania, il basilico o la maggiorana dall’Egitto e il rosmarino dalla Tunisia.

Perché mai?

Ma è ovvio! Perchè chiaramente sono molto meno cari dei loro equivalenti francesi.

Le lumache vengono dalla Borgogna?

No, dalla Russia, dalla Lituania, dalla Polonia o da qualche altro paese dell’est.

Altre spcie commestibili vengono dalla Turchia e addirittura alcune, le più insipide e indigeste (la cosiddetta chiocciola africana gigante o Achatina fulica), che non hanno nemmeno diritto all’appellativo di ‘lumache’, arrivano in blocchi congelati dall’Indonesia o da altre zone del Sudest asiatico.

Naturalmente la bestiola viene lavorata nel paese d’origine secondo i metodi locali, prima di arrivare nei vostri piatti.”

Ah…..questo è importante:

Sottigliezza estrema: è perfettamente legale etichettare la confezione con la dicitura ‘lumache di Borgogna lavorate in Francia’, se l’ultimissima tappa, che consiste nel mettere un po’ di burro erborinato nel guscio, viene eseguito in Francia.”

A questo punto l’autore del libro racconta la sua prima visita, in Turchia, ad una fabbrica di trasformazione delle lumache:

Era la fine dell’estate e la temperatura era torrida.

Dopo un breve e gradevole viaggio a bordo di una nave traghetto partita da Istanbul, siamo penetrati nella periferia industriale della città portuale di Bandirma, un ammasso di edifici brutti e privi di interesse sul leggendario mar di Marmara.

Ho fiutato la fabbrica molto prima di vederla.

In un vasto cortile di cemento erano allineate decine di mucchi di gusci di lumaca vuoti, ciascuno alto più di tre metri.

Miriadi di insetti svolazzanti attorno ai monticelli si affaccendavano ronzando incessantemente.

Alla base dei mucchi, un denso succo nero coperto di mosche si spandeva in pozze dai bordi essicati, sul pavimento di cemento bollente.

Respiravo con la bocca aperta perché l’aria carica di odori putridi non mi arrivasse alle narici.

Notai alcuni gusci che contenevano ancora qualche frammento d’intestino di lumaca e delle graziosissime larve, di un bel bianco, che si contorcevano tutte.

In quel modo, i gusci venivano ripuliti naturalmente dal sole e dagli insetti.

Quando non c’erano più residui solidi, si passava il tutto in un bagno di soda caustica, lo si risciacquava, e poi via verso lo stabilimento per la guarnitura.

Buon appetito!

Oggi non mangio più lumache, nè di Borgogna né di qualsiasi altro posto.”

Ora tu mi dirai:

Eh vabbè, io tanto le lumache non le mangio e comunque sono un alimento di nicchia!

In effetti è vero, io stesso le ho mangiate solo una volta in tutta la mia vita.

Beh, allora seguimi nei prossimi articoli perché te ne racconterò che riguardano anche cibi industriali più popolari.

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