Per cosa spende denaro ogni americano, più volte al giorno? Per mangiare.

E dopo aver mangiato per tutta la vita, cosa facciamo noi tutti? Moriamo.

Un processo che solitamente richiede ingenti spese, visto che cerchiamo di posporlo più a lungo possibile.

Siamo tutti clienti della fame e della morte, perciò c’è una grande quantità di soldi da spendere e da guadagnare.

E’ il motivo per cui l’industria alimentare e quella della salute in America sono fra le organizzazioni più influenti del mondo

alimentazione cosa ti raccontanoQuesta citazione è tratta dal libro “The China Study” (una delle mie fonti preferite) e si riferisce alla realtà americana, ma in una società ormai globalizzata come la nostra possiamo tranquillamente immaginare che il concetto valga anche qui.

Verso la fine del libro l’autore riporta quelle che sono le raccomandazioni nutrizionali da parte dell’FNB, ente americano che ha il compito di rivedere e aggiornare ogni cinque anni le percentuali consigliate delle singole sostanze nutritive.

Nel 2002 l’FNB consigliò ai consumatori, ai fini della salute e riduzione delle malattie croniche, di consumare dal 45% al 65% delle calorie totali sotto forma di carboidrati, dal 20 al 35% di grassi e dal 10 al 35% di proteine.

Non ti riporto tutta l’analisi dal punto di vista nutrizionale, fatta dal dott. Campbell riguardo a questi dati, ma le percentuali indicate, secondo l’autore e in base a vari studi, in sostanza dichiaravano che:

“…con un range di possibilità di questa ampiezza, si può sostenere che praticamente qualsiasi dieta riduca al minimo il rischio di malattia” e inoltre “quando consumiamo giorno dopo giorno una dieta come questa, la nostra non è una marcia, ma una corsa a rotta di collo verso la malattia cronica”.

Ora magari ti starai chiedendo come è possibile tutto questo, che senso può avere consigliare, da parte delle istituzioni, abitudini alimentari a favore della salute che in realtà ci vanno contro.

Sarai sorpreso di sapere (o forse no) che i ricercatori universitari (parlo sempre degli Stati Uniti….ma abbiamo detto che viviamo in un mondo globalizzato) possono ricevere compensi ed essere sovvenzionati dall’industria alimentare (o  farmaceutica) mentre simultaneamente intraprendono attività di considerevole importanza pubblica finanziate dal governo.

E’ un’enorme area di conflitto d’interessi che permette alle industrie di esercitare la loro influenza passando dalla porta di servizio del mondo accademico”.

Inoltre, per fare un esempio, l’autore rende noto che nel 1985 il Consiglio nazionale delle ricerche degli Stati Uniti istituì una commissione che indagava sulla quantità e la qualità dell’educazione alimentare nelle facoltà di medicina americane.

La commissione concluse che la formazione nutrizionale nelle facoltà di medicina era inadeguata.

Allora io, insieme a te, faccio una mera considerazione da semplice consumatore e cittadino del mondo che cerca di informarsi e capire:

perché dovrei credere a occhi chiusi ad un sistema (costituito da industrie alimentari e farmaceutiche, sistema sanitario e mas media) che mi propina in modo sempre più invadente gli alimenti sbagliati o trattati chimicamente o raffinati e che si scaglia minacciosamente contro chiunque metta in dubbio il loro mantra?

Lo stesso sistema che concepisce e sostiene allevamenti intensivi gestiti in modo disumano, dove la carne che ne esce non è certo come quella che produceva la stalla del nonno.

Perché credere a un mondo scientifico che ti consiglia di mangiare carne fino al 35% della tua dieta, quando l’organizzazione mondiale della sanità (e anche la più grande ricerca mai fatta sulla nutrizione) te ne raccomanda al massimo l’ 8%?

Perché non mettere in discussione un sistema pieno di conflitti di interesse e non prendere in esame, invece, quella parte di ricerca e informazione che racconta una storia diversa (spesso a suo rischio e pericolo) e, soprattutto, non è sovvenzionata da grandi industrie alimentari/farmaceutiche e per questo molto più credibile?

Concludendo, se devi acquistare un’auto usata credi al proprietario che te la vuole vendere o al meccanico che hai portato con te per esaminarla e darti un suo parere?

Riflettici…..

 

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